
Stratos
Le città
nella città
SGUARDI FOTOGRAFICI SU
BANGKOK, MILANO, HAIFA
EINHOVEN
Mario Albergati
Andrea Aschedamini
Bianca Matalon
Eric Van de Ven
Parlare di città implica sempre evocare le sue ‘stratificazioni’, non solo per le continue trasformazioni dei manufatti che la costruiscono, ma anche e soprattutto per la complessità dei suoi vissuti.
La mostra offre spunti visivi per una riflessione su quattro città del mondo che accettano le sfide dei cambiamenti o che le interpretano con resilienza, che si reinventano e rivivono la loro storia. Bangkok, Haifa, Milano, e Eindhoven nella libera interpretazione di quattro fotografi presentano alternanza e sovrapposizione di stili, varianze e invarianze di forme, rimandando echi di tradizioni culturali e insieme segnali di rottura e innovazione.
Come “macchine” in movimento continuo, le città hanno connaturato il senso del limite, del contraddittorio, del dinamismo, dell’attrazione come della repulsione, dell’ordine come del caos: del coraggio necessario per essere vissute.
Il giorno dell’inaugurazione, ore 17,00
visita guidata con gli autori

Capitale della Thailandia, Bangkok incarna il focus di Stratos: è l’emblema delle trasformazioni che rendono il concetto di città come “macchina” in movimento continuo. L’indagine fotografica si svolge su tre livelli:
La città si nasconde; da lontano sembra una macchia di terra, un bagliore di lucciole. A passarci, a tornarci dopo un’assenza, cambia, e cambia continuamente. Ma a fare la strada più piano, a fermarsi, rivolgendo lo sguardo ai momenti del giorno e delle stagioni, rimane addosso qualcosa che non è solo la polvere di strade lunghe, di piazze deserte; è una bellezza che nessun altro vede, un sapore umano che si ferma sull’obiettivo e in un attimo diventa immagine, fotografia.


L’antica città di Haifa sorge nel nord di Israele, affacciata sul Mediterraneo. Vi vivono ebrei, arabi cristiani e musulmani, immigrati dall’ex Unione Sovietica, drusi, etiopi, Baha’i e altre minoranze. La molteplicità di stili architettonici, luoghi di culto e la sua multiculturalità le conferiscono un paesaggio urbano ricco e stratificato.
Haifa City indaga l’identità della città, che appare come un luogo in cui il passato continua ad echeggiare nel presente, rivelando sottili tensioni e fragilità.
Van de Ven propone una riflessione su Strijp S, area ex-industriale dedicata alla ricerca della Philips che, circondato da mura, rappresentava una cesura nel tracciato urbano, tanto da essere noto come “città proibita”. Nei primi anni del 2000, un piano di sviluppo restituiva questo comparto alla città. Eric Van de Ven da una fotografia, mero frammento temporale di realtà, avvìa un processo di modificazione, digitale o manuale. Egli perviene così a un'immagine che non è una registrazione o un'illusione della realtà, ma piuttosto una (ri)costruzione.


Stratos
Le città
nella città
SGUARDI FOTOGRAFICI SU
BANGKOK, MILANO, HAIFA
EINHOVEN
Mario Albergati
Andrea Aschedamini
Bianca Matalon
Eric Van de Ven
Parlare di città implica sempre evocare le sue ‘stratificazioni’, non solo per le continue trasformazioni dei manufatti che la costruiscono, ma anche e soprattutto per la complessità dei suoi vissuti.
La mostra offre spunti visivi per una riflessione su quattro città del mondo che accettano le sfide dei cambiamenti o che le interpretano con resilienza, che si reinventano e rivivono la loro storia. Bangkok, Haifa, Milano, e Eindhoven nella libera interpretazione di quattro fotografi presentano alternanza e sovrapposizione di stili, varianze e invarianze di forme, rimandando echi di tradizioni culturali e insieme segnali di rottura e innovazione.
Come “macchine” in movimento continuo, le città hanno connaturato il senso del limite, del contraddittorio, del dinamismo, dell’attrazione come della repulsione, dell’ordine come del caos: del coraggio necessario per essere vissute.
Il giorno dell’inaugurazione, ore 17,00
visita guidata con gli autori

Capitale della Thailandia, Bangkok incarna il focus di Stratos: è l’emblema delle trasformazioni che rendono il concetto di città come “macchina” in movimento continuo. L’indagine fotografica si svolge su tre livelli:
• il livello della strada, in rapporto diretto con un mondo di attività e relazioni, suoni e odori, vita pubblica e privata in sequenza continua;
• il livello medio, sospeso a qualche metro dal suolo, figurato dal groviglio di cavi elettrici e impianti vari, ma anche metaforicamente rappresentato dalla presenza di una spiritualità ben tangibile;
• il livello alto: dalla sommità dei grattacieli la città appare come una mappa disegnata; è il livello del distacco dalla realtà, della contemplazione e del volo.

La città si nasconde; da lontano sembra una macchia di terra, un bagliore di lucciole. A passarci, a tornarci dopo un’assenza, cambia, e cambia continuamente. Ma a fare la strada più piano, a fermarsi, rivolgendo lo sguardo ai momenti del giorno e delle stagioni, rimane addosso qualcosa che non è solo la polvere di strade lunghe, di piazze deserte; è una bellezza che nessun altro vede, un sapore umano che si ferma sull’obiettivo e in un attimo diventa immagine, fotografia.

L’antica città di Haifa sorge nel nord di Israele, affacciata sul Mediterraneo. Vi vivono ebrei, arabi cristiani e musulmani, immigrati dall’ex Unione Sovietica, drusi, etiopi, Baha’i e altre minoranze. La molteplicità di stili architettonici, luoghi di culto e la sua multiculturalità le conferiscono un paesaggio urbano ricco e stratificato.
Haifa City indaga l’identità della città, che appare come un luogo in cui il passato continua ad echeggiare nel presente, rivelando sottili tensioni e fragilità.

Van de Ven propone una riflessione su Strijp S, area ex-industriale dedicata alla ricerca della Philips che, circondato da mura, rappresentava una cesura nel tracciato urbano, tanto da essere noto come “città proibita”. Nei primi anni del 2000, un piano di sviluppo restituiva questo comparto alla città. Eric Van de Ven da una fotografia, mero frammento temporale di realtà, avvìa un processo di modificazione, digitale o manuale. Egli perviene così a un'immagine che non è una registrazione o un'illusione della realtà, ma piuttosto una (ri)costruzione.